Mutant Year Zero Road to Eden – Recensione

Tratto da un celebre gioco da tavolo, Mutant Year Zero: Road to Eden è uno strategico a turni che riprende molte meccaniche tipiche della serie Xcom, alle quali il titolo aggiunge anche una forte componente esplorativa. Sviluppato da The Bearded Ladies Consulting e pubblicato da Funcom per PC, PS4, Xbox One e Nintendo Switch, il titolo offre davvero tanto al giocatore. Ora daremo uno sguardo alla storia e alle meccaniche del gameplay.

Storia

Quello che sappiamo del nostro mondo è che un apocalisse termonucleare, a cui è susseguita una strage dovuta alla peste, ha ridotto la terra ad un ammasso di rottami. Mutant Year Zero: Road to Eden è ambientato secoli e secoli dopo l’immane catastrofe, proiettando il giocatore in un futuro in cui degli umani si è quasi persa la memoria. Infatti il mondo è popolato da mutanti dall’aspetto familiare ma dotati di straordinari poteri che cercano disperatamente di sopravvivere nell’Arca. Quest’ultimo, probabilmente, è l’ultimo avamposto che con fatica può essere chiamato città.

Fuori l’insediamento c’è la Zona, un’area in cui regnano Ghoul e dove la Nova Secta, una chiesa che venera ossessivamente gli Antichi, sta reclutando nuovi adepti grazie ai propri poteri psionici. Oltre le porte dell’Arca ci sono però anche miti e speranze, come quello dell’Eden, un luogo reale o forse solo la proiezione di giorni più sicuri e nel cui nome Hammond ha intrapreso la sua spedizione suicida.

Mutant Year Zero Road To Eden - Recensione

Purtroppo, la spedizione non si conclude nel migliore dei modi e del manipolo di esploratori non si hanno più notizie: da qui prende il via l’avventura di Dux e di Bormin. Rispettivamente un’anatra ed un maiale un po’ troppo cresciuti e cinici, entrambi Persecutori esperti nel recupero di rottami. Ora, loro malgrado, sono coinvolti in qualcosa di molto più pericoloso che li costringerà a spingersi molto lontano dai sentieri solitamente battuti e ad incontrare nuovi compagni di sventura in quelle lande della Svezia.

Meccaniche e Gameplay

Il livello di difficoltà minimo di Mutant Year Zero: Road to Eden è quello normale. La modalità facile non rientra infatti tra le scelte di design di un titolo che ci mette di fronte a nemici tosti e ci chiede di sfruttare ogni risorsa a nostra disposizione. Ma non siamo di fronte a un gioco che rende le cose troppo complicate: l’interfaccia ci mostra chiaramente quali nemici hanno sott’occhio un nostro compagno mentre i modificatori alla mira la modificano sempre in scatti da 25 punti percentuali.

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Inoltre l’equipaggiamento è condiviso tra tutti i personaggi, i quali possono accedere a tutti i medikit e a alle granate disponibili in ogni momento. Così, non saremo costretti a macchinosi scambi prima di uno scontro. E questo fa si che l’attenzione del giocatore sia sempre concentrata sull’atmosfera, sulla dimensione stealth e sulla sfida. Sfida che, man mano che si prosegue, inizia ad essere meno accentuata una volta accumulati un po’ di livelli, punti ferita, abilità, armi, armature e un po’ di esperienza nelle dinamiche stealth.

Il gameplay è strutturato passando agilmente dalla fase tattica allo stealth in tempo reale e viceversa, in un fluido susseguirsi d’azione del tutto naturale. In questi frangenti il level design si rivela un alleato imprescindibile. Infatti, oltre che visivamente affascinante, ogni area è una fonte carica di spunti in cui aggirarsi silenziosi, per evitare il campo visivo dei nemici e poi colpire alle loro spalle. Se le zone iniziali sono piuttosto ristrette e lineari, mano a mano che si avanza nel gioco gli scenari si aprono e le varianti tattiche, assieme agli immancabili rischi, aumentano esponenzialmente.

Mutant Year Zero Road To Eden - Recensione

Conclusioni

Nelle prime ore di gioco Mutant Year Zero sembra coniugare alla perfezione il lato adventure con quello tattico, ma con il passare delle missioni ci si accorge che quanto visto nelle fasi iniziali non viene sufficientemente ampliato. Il numero delle armi messe a disposizione, contando anche gli innesti con cui vanno potenziate, è solo sufficiente. La giustificazione è forse insita nel setting del titolo. Infatti, non ci è permessa la creazione di arsenali elaborati ed estesi in quanto il mondo è una landa desolata e nell’Arca i materiali scarseggiano. Un rottame in grado di centrare un bersaglio è già una preziosa risorsa e improbabili cannoni laser avrebbero creato delle evidenti dissonanze.

Le scene di intermezzo basate su illustrazioni sono modeste ma funzionano, sostenute da campionamenti audio più che buoni. Le battute sottotitolate in italiano risultano efficaci e la colonna sonora mescola il synth degli anni ottanta di Blade Runner con un tema di combattimento che cita direttamente il primo UFO. I paragoni con la serie XCOM non mancano, ma Mutant Year Zero vuole raccontare una storia e i personaggi principali non possono essere sostituiti dalle schiere di anonimi soldati. Ma forse proprio la centralità dei protagonisti poteva essere meglio sfruttata per disegnare uno sviluppo più articolato.

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